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    June 16

    Nel ricordo di Enrico 24 anni dopo...

    Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. Così parlò Enrico Berlinguer, uno dei più grandi e al tempo stesso rimpianti uomini politici italiani. Era il 7 giugno di 24 anni fa quando il sessantaduenne segretario del Pci salì sul palco di Piazza dei Frutti di Padova per un comizio in vista delle elezioni europee.
    Un discorso duro, in polemica con il governo di allora. Il leader comunista attacca i “meschini calcoli di parte”, la “ragioneria partitica”. Ma lo prende il primo affanno. Si ferma, ricomincia : “La verità è che...”. Non ce la fa più. “I partiti se ne infischiano...”. Berlinguer lotta contro l' ictus. "Enrico, Enrico” gridano dalla piazza. “A questo stato di cose diciamo basta...”. La voce gli esce stonata, fatica a leggere gli appunti. Lo prende un attacco di vomito, chiede un bicchiere d' acqua. Impallidisce, si porta il fazzoletto alla bocca. Adesso tutti capiscono. “Non vedete che sta male” urlano.
    Ma lui vuole andare avanti. Berlinguer sente che le forze gli mancano, la vista gli si appanna. Salta le ultime otto cartelle del discorso. “Proseguite il vostro lavoro, andate casa per casa, strada per strada...” riesce a mormorare e si accascia. I compagni lo sorreggono, lo fanno scendere dal palco. Berlinguer è uno straccio. Vomita. Lo portano all' albergo, poi di corsa all' ospedale. Sono le undici della sera. Berlinguer è in coma. Nella notte lo operano, ma non c'è niente da fare. La mattina dopo arriva Pertini, che si china sul suo letto di morte e lo bacia sulla fronte fasciata. “E' un uomo giusto” piange il vecchio presidente.
    Per quattro giorni migliaia di persone vegliano in silenzio nel vecchio cortile dell’ospedale Giustinianeo. Ma Berlinguer non riprenderà più conoscenza. Lunedì 11 giugno il sovrintendente sanitario Francesco Valerio comunica: “L' onorevole Enrico Berlinguer è mancato alle 12.45”. “Compagni, la dura notizia è giunta” annuncia Achille Occhetto alla folla radunata davanti a Botteghe Oscure. Il corteo con la bara di Enrico Berlinguer sfila da Padova a Venezia tra due ali di folla lunghe trenta chilometri. Pertini lo porta via con sé. Sull' aereo diretto a Roma dirà: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta” dice con gli occhi lucidi il Presidente della Repubblica.
    Un amico fraterno, un figlio, un compagno di lotta. Questo, oltre che una guida, era Enrico Berlinguer per milioni di italiani. Un politico sopraffino, un uomo corretto e mai banale, che ha lasciato dietro di sé un eredità politico-culturale che ancora oggi rappresenta una risorsa preziosa per la democrazia italiana nel suo complesso, e non solo per la parte che egli ha così esemplarmente rappresentato. Di lui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale, scritto e, in maggior parte non scritto, ancora basilare per il futuro democratico e di progresso per il nostro Paese.

       

    Oltre un milione di cittadini parteciparono ai suoi funerali. Le elezioni europee verranno ricordate come la prima e unica occasione in cui il Pci superò la Dc in termini di consenso elettorale. Lasciamo alle parole di Indro Montanelli, uno dei più celebri ed autorevoli giornalisti che questo paese abbia mai conosciuto, il compito di ricordare Enrico Berlinguer: “Un uomo introverso, malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede”.

    May 23

    Si Chiamava Giovanni...

    falcone-borsellino

    "A questa città per non dimenticare vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini." Giovanni Falcone

    Per non dimenticare Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio
    La prima a saltare in aria è la Croma Beige dei tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro. Poi l'auto di Giovanni Falcone, al suo fianco la moglie Francesca Morvillo. Sono le 17.58 del 23 maggio 1992 sull' autostrada A29 nei pressi dello svincolo per Capaci. Li segue poco lontano la Lancia Thema di un privato cittadino e l'eplosione coinvolge poi molte altre auto che si trovano a passare su quel tratto d'autostrada. Non è un film, è il modo in cui la mafia sedici anni fa ha scelto di uccidere il giudice Giovanni Falcone.

    May 09

    Non Dimentichiamo - Moro, Impastato, Mandela, WWII.

     

    morob 

    "Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo" Ultima lettera di Aldo Moro alla moglie Eleonora


    Il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia le Brigate Rosse uccidevano il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, sequestrato il 16 marzo da un commando in via Fani, dove perdevano la vita cinque uomini della sua scorta.

     

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    Quello stesso giorno veniva brutalmente assassinato dalla Mafia di Cinisi (Pa) Peppino Impastato. La notizia passò totalmente inosservata a causa delle gravissime vicende che a Roma avevano portato al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro.

     

    mandela

    Ma il 9 Maggio può essere ricordato anche come un giorno di buone notizie. Quattordici anni fa, proprio il 9 Maggio 1994, Nelson Rohlilala Mandela diventava il primo presidente nero del Sudafrica, mettendo definitivamente fine al regime dell'Apartheid e iniziando così una stagione di pacificazione nazionale assolutamente non-violenta ed improntata al perdono.

     

    VictoryDayReichstag

    Inoltre il 9 Maggio si ricorda il "Victory Day", vale a dire la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945, dopo che il giorno prima in Germania era entrata in vigore la "resa incondizionata", firmata il 7 Maggio dall'ammiraglio Karl Dönitz. Cessa così quella che passerà alla storia come la più grande tragedia che l'umanità abbia mai vissuto. Alcuni dati:

    - Il numero delle vittime alla fine del conflitto sarà di 54.788.000 (cinquantaquattromilionisettecentoottantottomila!!!!!!!!).

    - L'URSS è il paese che ha pagato il prezzo più alto in termini di vittime con 21.320.000 morti.

    - Alla fine del conflitto in Germania si contarono 7.600.000 vittime, 18.200.000 prigionieri di guerra degli Alleati, 14.200.000 profughi.

    - Tutte le nazioni coinvolte contano migliaia di vittime: Polonia 5.420.000, Jugoslavia 1.655.000, Francia 610.000, Italia 415.000, Gran Bretagna 390.000, USA 170.000.

    - La seconda guerra mondiale coinvolse ben 61 stati di cui 51 contro il Terzo Reich.

    - Il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora soggetto a ulteriori ricerche. Recentemente, documenti declassificati di provenienza britannica e sovietica hanno indicato che il totale potrebbe essere superiore a quanto ritenuto in precedenza. Ad ogni modo, le seguenti stime sono considerate altamente affidabili.

    • 5,6–6,1 milioni di ebrei
    • 3,5–6 milioni di civili Slavi
    • 2,5–4 milioni di prigionieri di guerra
    • 1–1,5 milioni di dissidenti politici
    • 200.000–800.000 tra Rom e Sinti
    • 200.000–300.000 portatori di handicap
    • 10.000–250.000 omosessuali
    • 2.000 Testimoni di Geova
    • Totale da 13.012.000 a 18.952.000

    Tanto per non dimenticare... visti i tempi che corrono!!!!!

    April 30

    26 anni fa la mafia uccise Pio La Torre - Oh, Terra Mia!!!

     

       

    26 anni fa la Mafia uccise Pio La Torre

    Palermo oggi ricorda Pio La Torre, segretario regionale del Partito comunista, ucciso dalla mafia assieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo il 30 aprile del 1982. C'e' stata una breve cerimonia sul luogo dell'agguato, in quella che oggi si chiama via Li Muli ma che allora era piazza Turba. Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze che ha portato a individuare in Giuseppe Lucchese, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza, e Pino Greco, gli autori materiali dell’omicidio. Dalle rivelazioni di Cucuzza, diventato collaboratore di giustizia, è stato possibile ricostruire il quadro dei mandanti dell’eccidio, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.

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